Passa ai contenuti principali
lettera di Francisca Paz Rojas su
EIZEL - di cosa è fatto un teatro


ciao,
ti ringrazio per il video!, è stato bello stanotte rimanere nel sonno con le immagine così vivide del tuo video, a tratti volevo mi entrassero profondamente in quello che sta dietro agli occhi. la foglia gialla, la storia, il tempo, i passaggi in corsa, l'infanzia e la morte spruzzata di colore come accenti sui significati delle parole. il punto di vista che mi sembra dia la possibilità di scuotere proprio il suo punto fermo, l'angolatura che entra lì dove non aspettavi di voler vederla. quello che mi piace di più sono le riprese sugli attori in scena o in movimento, i ritagli di città e molte altre immagini storiche, qui non tutte, alcune le avevo già viste e mi rimandavano altrove. quella dei due uomini sull'erba mi colpisce davvero. te lo volevo dire già l'altra volta, il tuo sguardo in video, la tua poesia, mi fa pensare a qualcosa che nasce dalle radici, da una bocca oscura e profonda, da un sogno incubo dove si trova meraviglia della vita, del delicato e del fragile, del modo che ha il tempo di passarci attraverso,e mi colpisce come dietro la testa e dentro.sono contenta della nascita del tuo libro,
a presto

Commenti

Post popolari in questo blog

Ancora non sai cosa vuole la morte da te La poesia di Stefano Massari  MARCO MOLINARI  5 Dicembre 2022 Del diluvio universale raccontato nella  Genesi  si tende a porre in evidenza l’aspetto della salvezza, l’arca dell’alleanza con la quale Noè, uomo giusto, ha messo in salvo il genere umano e gli animali che poterono riprodursi e avviare una nuova creazione. Rimane in ombra la causa del diluvio, la volontà di Dio di distruggere ogni uomo, farlo perire:  E Dio disse a Noè: “Nei miei decreti, la fine di ogni essere vivente è giunta; poiché la terra è piena di violenza a causa degli uomini; ecco, io li distruggerò, insieme con la terra. ” (Genesi 6, 13). Vi sono poeti che hanno deciso di fare i conti con questo impietoso retaggio, rendendolo oggetto di un serrato faccia a faccia. È il caso della raccolta di Stefano Massari,  Macchine del diluvio , pubblicata da MC edizioni. Massari vive a Bologna e ha alle spalle alcune precedenti raccolte, nonché un intenso ...
su diario del pane recensione di gianfranco fabbri Sarò sincero: la lettura di “ Diario del pane ”, di Stefano Massari, mi ha creato qualche problema di ansia e di inquietudine; non tanto per i poli tensioattivi ricorrenti – co me la notte, la guerra, il buio e le relazioni para-pseudo-umane vissute all’interno di pareti coercitive – quanto invece per il senso di ineluttabilità che si respira dalla prima all’ultima pagina. In una tale di me nsione psico-geografica non si riesce a comprendere quale sia il grado di coscienza vissuto. A fasi alterne, mi sono sen tito morto, vivo, non-vivo, pseudo-vivo, non-morto, ed altro ancora. Mi sono così identificato con l’imperio dell’”io” narrante, affatto amorfo, inter/sessuale, e munito di disperanti problemi di collocazione parentale. Il corpo, di volta in volta, offerto ai personaggi di questa quasi-vita , è un sistema che si apre e che accoglie oggetti me ntali e oggetti veri, il tutto in una sorta di comunione eucaristica, semp...
intervista di Maria Gervasio intorno al diario del pane apparsa sul quotidiano il Domani (inizio 2004) I tuoi versi sono molto “forti”, parlano di guerra e di urla, di fango e di terra, di urina e di pioggia, del nascere e del pregare. E poi c’è il pane, spezzato, offerto, ma anche assente fino alla fame: è questo il suo diario, è il diario di questo pane? Ho usato la parola pane per liberarmela. Per riprenderne possesso. Non solo il pane ma ognuna delle parole che ho scritto nel libro. Morte, guerra, luce, dolore, dio... so bene che oggi pronunciare e scrivere queste parole è rischioso. In poesia è quasi praticamente vietato. Comunque da molti malvisto. Io però avevo bisogno di liberare, di restituirmi queste parole. Ho tentato di oltrepassare ogni sovrastruttura precostituita, per entrare in contatto con l’enorme radice “concreta” di esperienza che queste parole contengono. Nella mia vita e credo nella vita di tutti. Segni e suoni umani prima ancora di ogni cultura. Forse. Tutto...