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MACCHINE DEL DILUVIO

nota di Anna Maria Farabbi su casamattablog.it



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Ancora non sai cosa vuole la morte da te La poesia di Stefano Massari  MARCO MOLINARI  5 Dicembre 2022 Del diluvio universale raccontato nella  Genesi  si tende a porre in evidenza l’aspetto della salvezza, l’arca dell’alleanza con la quale Noè, uomo giusto, ha messo in salvo il genere umano e gli animali che poterono riprodursi e avviare una nuova creazione. Rimane in ombra la causa del diluvio, la volontà di Dio di distruggere ogni uomo, farlo perire:  E Dio disse a Noè: “Nei miei decreti, la fine di ogni essere vivente è giunta; poiché la terra è piena di violenza a causa degli uomini; ecco, io li distruggerò, insieme con la terra. ” (Genesi 6, 13). Vi sono poeti che hanno deciso di fare i conti con questo impietoso retaggio, rendendolo oggetto di un serrato faccia a faccia. È il caso della raccolta di Stefano Massari,  Macchine del diluvio , pubblicata da MC edizioni. Massari vive a Bologna e ha alle spalle alcune precedenti raccolte, nonché un intenso ...
Macchine del diluvio – Stefano Massari Di  Federico Migliorati   /  Novembre 7, 2022 macchine-del-diluvio-stefano-massari Macchine del diluvio , Stefano Massari (MC Edizioni, 2022). Per cercare di fissare la cifra contenutistica ed espressiva di un’intensa esperienza poetica come quella di Stefano Massari in  Macchine del diluvio , silloge apparsa da poco per i tipi della milanese MC edizioni, conviene partire proprio dall’incipit, dal verso iniziale della prima composizione: “Continuano a cantare le iene ogni giorno che viene”. Sta qui anche il segno stilistico di un corpus letterario complesso e multiforme che apre squarci vieppiù ampi di cruda realtà, intrisa di fagocitanti tormenti, di apodittiche verità, di indicibile sofferenza nel trascorrere e trascolorare della quotidianità. Quattro le parti, di cui una eponima, in cui si produce l’opera: “I primi dodici morti (1969-1996)”, “Figure del diluvio”, “Macchine del diluvio”, “Diario nostro” anticipate da un “antef...

su libro dei vivi recensione di Gianfranco Fabbri

Qualcuno ha definito giusta me nte l’ultima fatica di Stefano Massari, “ Il libro dei vivi ”, co me un’opera religiosa. Io aggiungerei, di una religiosità naturalistica e viscerale. In queste poesia-prosa (o prose poetiche e d’arte), l’autore me tte in scena con nettezza l’”invocazione al Padre” strutturandola secondo i toni greco-tragici e secondo la presenza fittissima di assonanze-ripetizioni -sia di termini che di suffissi desinenze-. Là dove è possibile imbattersi nel “sacro” è anche possibile vedere da vicino il senso “igneo” delle cose. L’insie me di questa scrittura è un vero e proprio atto di rivolta nei confronti dell’Ente Superiore. I testi appaiono co me isolotti di carne vivida e dolorante, sopravvissuti a ere remote. Ci si imbatte nell’alcool e nel sangue; non mancano l’odio e il pus; non manca neppure una specie di sotto-dio bestia -profonda oscurità- la cui condizione pre-animale sconcerta. Tra uno spazio e l’altro del respiro, si insinuano micro frasi nominali ch...